Nuovo drammtaico capitolo nell'odissea di Youness Zarli, sospetato senza prove di sostenere terroristi islamici e sposato con una ragazza italiana
Articolo per Il Fatto ( scritto 2 maggio)
Desaparecidos come nell'Argentina dei tempi bui. Si spera non con lo
stesso epilogo. Accade in questi giorni nel Marocco del 2010 che si
vuole costituzionalizzato e più civile. E' la conseguenza delle
metodologie repressive contro presunti appartenenti a gruppi vicini al
terrorismo islamico, ma in certi casi è anche una conseguenza indotta.
Magari dall'Italia. E' una ragazza italiana a Casablanca, Jessica
Zanchi, a lanciare l'allarme sulla scomparsa del marito. Da domenica 11
aprile non sa più nulla di lui. Youness Zarli doveva tornare in Italia
per assistere all'udienza del processo sugli strascichi della la sua
espulsione avvenuta nel 2005 per presunta appartenenza a gruppi di
terroristi mai provata. Due giorni prima di venire in Italia, qualcuno
suona alla porta di casa dei suoi e gli chiede di scendere. Younis
scende e non torna più. La moglie italiana ha chiamato tutte le
autorità, si è recata di persona in vari posti di polizia senza risultato.
Si presume che sia stato portato via da agenti in borghese che stanno
facendo una retata tra presunti sostenitori di Al Qaida. Si sa che
almeno altri tre giovani marocchini sono nella stessa situazione, cioè
scomparsi, mentre di altri risulta l'arresto. La situazione viene
denunciata da alcuni giornali marocchini e dall'Associazione per i
Diritti dell'Uomo che proprio sul caso di Youness Zarli ha mandato una
lettera aperta ai Ministri della Giustizia e degli Interni chiedendo di
rispondere o di aprire un'indagine. La vicenda della sparizione è solo
l'ultima tappa della drammatica odissea di Younis che dura da cinque
anni, da quando un suo fratello è stato arrestato e poi condannato in
Marocco per terrorismo. E' la sua unica colpa. Il giovane era in
Italia, nella provincia di Bergamo,da quando era ancora minorenne. Fino
al 2005 ha condotto una vita normale: permesso di soggiorno, il
fidanzamento con Jessica, la sua attuale moglie, e anche la
soddisfazione di conquistare, con la "Boxe Bergamo" il titolo di
campione italiano di light contact. Poi d'improvviso, il3 dicembre 2005,
gli agenti della Digos lo portano in questura e, dopo quarantotto ore,
lo sistemano su un aereo per Casablanca. Il decreto di espulsione gli
attribuisce un "consolidato circuito relazionale con elementi di primo
piano dell'integralismo islamico". E' la formula che, sempre identica, è
stata utilizzata in casi di questo genere ai sensi del decreto Pisanu,
ora decaduto, che consentiva l espulsione di polizia senza conferma del
giudice né diritto di difesa. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha
condannato l'Italia per le espulsioni in paesi che utilizzano verso i
detenuti la tortura o trattamenti inumani o degradanti. Youness Zarli
quei "trattamenti" li ha subiti. Appena sceso dall'aereo nel 2005 è
stato arrestato dalla polizia marocchina, duramente interrogato per due
settimane e quindi trasferito in un carcere speciale. L'assoluzione è
arrivata a fine 2006, dopo quasi un anno di reclusione, e alla fine di
un processo che era stato istruito soprattutto sulla base dei sospetti
della nostra polizia. Tornato in libertà, Youness Zarli, al consolato
italiano di Casablanca, si è sposato con l'italiana jessica che lo aveva
raggiunto. Qui cominciano i paradossi amoroso-legali. Ha chiesto e
..ottenuto! un "visto per ricongiungimento familiare". Quindi, assieme
alla moglie, è tornato in Italia e si è presentato alla questura di
Bergamo per chiedere il permesso di soggiorno. Mai l'avesse fatto. Lo
impacchettavano in malo modo sull'aereo per Casablanca. Infatti,
essendo stato espulso, non avrebbe potuto tornare in Italia. Non lo
sapeva. Era convinto che l'assoluzione in Marocco avesse annullato gli
effetti della decisione italiana. Il fatto è che non lo sapeva nemmeno
il nostro consolato che dunque - stando nella logica del decreto Pisanu
- aveva dato il visto a un presunto terrorista. L'anno dopo Youness
Zarli, emozionato per la gravidanza della moglie, ha deciso di ignorare
l'espulsione e di tornare in Italia. E, incredibilmente, ha potuto farlo
nel più semplice dei modi: imbarcandosi su un aereo e mostrando alla
frontiera il suo passaporto. La polizia si è accorta del rientro quando
Youness Zarli era nuovamente a Bergamo. L'ha fermato ancora una volta e
l'ha espulso di nuovo. Perché il sospetto terrorista era, come al
solito, a casa con la moglie. Che poi lo ha ri-raggiunto a Casablanca.
Dove ora è cominciato il capitolo più inquietante. Jessica si rivolge
invano a tutti gli uffici e cerca di spiegare al bimbo di due anni,
l'italo-marocchino Adam, perchè papà non torna a casa.
AGGIORNAMENTI 9 MAGGIO
E' vivo, è in carcere e l'avvocato ha potuto vederlo. Un po'di luce nel tunnel di Youness Zarli, il marocchino sposato con una ragazza italiana, della cui scomparsa
in Marocco ha riferito Il Fatto di domenica. Dopo 4 settimane senza dar notizie, la polizia ha finalmente contattato l'avvocato di Zarli. Il giovane sembra in discrete condizioni, ha negato ogni partecipazione a gruppi integralisti clandestini. Anche gli altri 4 desaparecidos sono riapparsi. Le associazioni per i diritti umani stanno indagando su come sono stati trattati nel periodo in cui il loro arresto non è stato dichiarato.