Patagonia sin represas all'assemblea dell'Enel

Pubblicato in Cile Ambiente Articoli

Il versante italiano della lotta contro le dighe in Patagonia. Il vescovo
Infanti all'assemblea azionisti Enel

 

domenica 09 maggio 2010 23:13

 

Lo devono sapere tutti gli italiani impegnati nel referendum per l'acqua pubblica. E' grazie alla concessione gratuita e permanente ai privati dei diritti dell'acqua operata da Pinochet che oggi in Cile ha preso forma un progetto come Hydroaysèn: cinque grandi dighe nella incontaminata regione patagonica di Aysèn e un elettrodotto di 2.300 chilometri per trasmettere l'energia. Per difendere la Patagonia cilena dalle enormi dighe progettate da Endesa ora Enel il vescovo Luis Infanti e Juan Pablo Orrego leader del movimento Patagonia Sin Represas hanno partecipato come “azionisti critici” giovedì all'assemblea dell'Enel che acquisendo Endesa è diventata azionista di maggioranza dell'impresa Hydroaisèn, proprietaria di diritti dell'acqua e promotrice dell'iniziativa. Da una parte, dalla parte del progetto, ci sono le promesse di indipendenza energetica, tutta in fonti “pulite”, quali sarebbero le dighe. Dall'altra , dalla parte degli oppositori, non c'è solo l'accusa di devastazione ambientale in una delle ultime macro-aree intatte del pianeta, e lungo i ben 2.300 chilometri necessari per l'elettrodotto. Ci sono anche divergenze sulle fonti energetiche e questioni di proprietà. I fiumi sono privati, e su questo punto l'iniziativa “Patagonia sin represas “ si salda con la campagna per la ri-nazionalizzazione dell'acqua in Cile, che fu concessa ai privati dal regime militare. Nel caso specifico del progetto Hydroaysen, il “consiglio per la difesa della Patagonia” non chiede solo di bloccare il progetto delle dighe, ma chiede a Enel di restituire i diritti dell'acqua, acquisiti da Endesa quando Pinochet privatizzò anche i fiumi.“E' legale, ma eticamente è una situazione insostenibile, chiederemo a Enel di trovare il modo di restituire questa concessione al popolo cileno” dice il vescovo della regione di Aysen. Luis Infanti, nato a Udine ma da 35 anni in Cile ha anche scritto una lunga lettera pastorale, un saggio divulgativo teologico-scientifico e pratico, intitolato significativamente “Dacci oggi la nostra acqua quotidiana”. Dal punto di vista energetico, al posto delle grandi dighe – una tecnologia che definiscono “pesante e obsoleta”- gli oppositori insistono sul risparmio energetico e sul solare, sull'eolico e sulla geotermia. La stessa Enel, con la sua Endesa, ha avviato interventi del genere in Cile, con nuovi captatori solari nel deserto del Nord. La polemica sulle grandi dighe è aperta in tutto il mondo. All'interno della Banca Mondiale, che ne ha finanziate molte, si era aperta una fase di revisione critica sull'opportunità ambientale e persino energetica di questi enormi progetti. Paradossalmente sono state le esigenze internazionali di impegni per la riduzione delle emissioni da petrolio e da gas a far risorgere lo spettro delle dighe giganti. In Brasile la controversia – tra magistratura statale e federale - è in questi giorni sul progetto Belo Monte , contestato anche da artisti internazionali come Sting e Cameron. In Cile il governo è sostanzialmente favorevole al progetto delle 5 grandi dighe ma ufficialmente tutto è ancora sotto procedura d'impatto ambientale.
Attualmente il duello di carte bollate è ad alto livello. L'impresa Hydroaysèn ora deve rispondere a 1.114 osservazioni presentate dalla “Commissione dell'Ambiente”, una sorta di Arpa cilena che fa anche le Procedure di Valutazione Ambientale. Il Consiglio di difesa della Patagonia aveva riversato sugli uffici della Commissione migliaia di osservazioni firmate dai cittadini, con tanto di scene teatrali di consegna delle casse di documenti. Di queste osservazioni la Commissione ha selezionato una parte, e l'impresa ha chiesto tempo fino al 30 giugno per rispondere. Juan Pablo Orrego, coordinatore di Patagonia Sin Represas, negli incontri di questi giorni ha confidato le sue preoccupazioni. In Cile Enel-Endesa sta assoldando ex politici, manager e comunicatori per spianare la strada al consenso al progetto. All'assemblea degli azionisti il presidente Enel Fulvio Conti ha ignorato il discorso sulla proprietà dell'acqua e si è limitato a dire che le dighe non sono impattanti ma energia pulita.

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Commenti

angelo - 12.05.2010 05:05

è emblematico e pericoloso l'accomunamento da parte di enel di politiche di ricerca sulla ecosostenibilità energetica con la speculazione proprietària di tali fonti che aprono la strada a scenari di nuovo "feudalato" a discapito del diritto naturale ad essere donne ed uomini liberi.

 

 

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