Cosa ha veramente detto la Corte Costituzionale italiana sul matrimonio gay

Pubblicato in Diritti Politica Articoli

Il Parlamento provveda a dare una legge per le unioni omosessuali. E la Corte sembra quasi suggerire nuovi ricorsi. Intervista a Marilisa D'Amico

 

lunedì 03 maggio 2010 00:20

 

All'opinione pubblica è arrivato il messaggio che la Corte Costituzionale ha respinto i ricorsi per estendere il matrimonio alle coppie omosessuali. O forse è arrivato il messaggio distorto e grezzo che il matrimonio gay sarebbe costituzionalmente inammissibile. La parola 'inammissibile' ha per noi giuristi costituzionali un altro significato da quello usuale : vuol dire che la faccenda non compete alla Corte ma al Parlamento. E in realtà nelle motivazioni della sentenza, redatte dal giudice Criscuolo e pubblicate il giorno dopo, ci sono importanti affermazioni, che spingono il Parlamento a legiferare per riconoscere finalmente le unioni omosessuali. Per la prima volta si dice ufficialmente che alle unioni omosessuali spetta il diritto di ottenere un riconoscimento giuridico.” Marilisa D'Amico è stata per l'Associazione Certi Diritti co-relatrice della causa davanti alla Corte. Docente di Diritto Costituzionale all'Università di Milano, stimata dagli ex Presidenti della Corte, Valerio Onida e Gustavo Zagrebelzky, l'anno scorso era stata patrocinatrice della causa che ha portato (sentenza 151 del 2009) la Corte ad allentare le maglie della legge sulla fecondazione assistita. Per capire la questione, e cosa potrà succedere nel prossimo futuro, si tenga presente che la Corte Costituzionale è stata coinvolta come risultato di una azione voluta e programmata dall'associazione Certi Diritti, che ha coordinato varie coppie. Hanno chiesto il matrimonio ai comuni di residenza, hanno impugnato al Tribunale il rifiuto di sposarle e due Tribunali (Trento e Venezia) hanno posto il problema alla Corte Costituzionale.

Nelle motivazioni della sentenza – che giudica in parte inammissibili in parte infondati i ricorsi – si esclude solo di poter decidere un'ammissione automatica delle coppie omosessuali al matrimonio così com'è e com'era stato immaginato dai costituenti. Ma si chiarisce che per “società naturale”su cui si fonda la famiglia (articolo 29 della Costituzione) non si intende l'eterosessualità della coppia.

Che importanza hanno le motivazioni di una sentenza?

“ Sono importanti perchè indicano una linea da seguire. Per la Corte stessa, per i suoi futuri successivi pronunciamenti sono un vincolo. Per il Parlamento sono solo una forte esortazione. Purtroppo da noi si usa poco la “sentenza – meccanismo”, abituale in Germania in cui la Corte da un limite di tempo al Parlamento per provvedere. Noi sapevamo che era quasi impossibile che la nostra Corte spalancasse direttamente la porte del matrimonio agli omosessuali come accaduto in California (e poi stoppato da un referendum popolare NdR). Puntavamo a una cosa che si chiama 'additiva di principio' che rinviasse al Parlamento in modo vincolante.”

E perchè non lo hanno fatto, secondo lei?


“ Abbiamo l'impressione, anche dalla lettura delle motivazioni, che si sia trattato di una sentenza di compromesso. In particolare il compromesso dev'essere stato sul concetto di famiglia. Si ammette che i concetti di famiglia e di matrimonio non si possono ritenere cristallizzati con riferimento all'epoca in cui la Costituzione entrò in vigore, ma poi si aggiunge che le unioni omosessuali non possono essere ritenute omogenee al matrimonio. Senza però escluderlo: 'l'aspirazione al riconoscimento non può essere realizzata soltanto attraverso un'equiparazione al matrimonio'. Quel 'soltanto' è significativo, è' un compromesso.



E allora quali sono i motivi di soddisfazione per le associazioni?


“E' la prima volta che si include solennemente l'unione omosessuale nelle formazioni sociali “ove si svolge la personalità dell'uomo” ( articolo 2 della Costituzione) e si parla del diritto a un riconoscimento giuridico nei modi, nei tempi e nei limiti stabiliti dalla legge. Il che significa che una legge bisogna farla.

Poco più avanti si promette che la Corte interverrà a tutela di specifiche situazioni, quando 'sia riscontrabile la necessità di un trattamento omogeneo tra la condizione della coppia coniugata e quella della coppia omosessuale'. Come hanno fatto venti anni fa quando hanno esteso alle coppie di fatto (i cosiddetti 'conviventi more uxorio') alcuni diritti abitativi delle coppie sposate.


E ora cosa può succedere di nuovo?


Sul piano legislativo parlamentare non compete a me dirlo. Sul piano dei ricorsi giuridici è aperta, volendo, la strada del ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell'uomo a cui ci si appella dopo le sentenze che negano dei diritti. Ai primi di aprile l'Austria è stata condannata a un pesante risarcimento nei confronti di una coppia che aveva chiesto invano la fecondazione eterologa. La Corte Europea non può cambiare dall'esterno una legge, ma può iniziare a sanzionare uno Stato che non riconosce dei diritti. Alcune coppie gay italiane potrebbero a questo punto rivolgersi alla Corte Europea. E poi c'è in Italia tutto il campo dei diritti specifici, alla casa, alla pensione, alla successione sui quali la Corte Costituzionale sembra quasi suggerire di presentare ricorsi.


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